Ho attraversato la Sicilia a piedi
Da tempo sognavo di percorrere questo cammino. Però, tra impegni di lavoro e mancanza di tempo, non sono mai riuscito a ritagliarmi abbastanza giorni per completarlo. Personalmente, credo che un cammino debba essere iniziato e concluso, ma questa è solo la mia opinione. Ad ottobre, finalmente, si è presentata l’occasione giusta: ho potuto organizzare undici giorni, di cui nove dedicati al cammino e due al viaggio, per scendere in Sicilia. Ero al settimo cielo, un sogno stava per realizzarsi. Il 30 settembre abbiamo preso il volo per Palermo, una città che adoro e che avevo già visitato quattro volte. Dopo esserci sistemati in un B&B nel centro città, ci siamo rilassati con un bel bagno nella splendida spiaggia di Mondello. Poi, a nanna presto, perché alle 6:30 la sveglia ci avrebbe ricordato che ci aspettavano nove giorni di cammino.

Con uno zaino di appena, si fa per dire, 8 kg, siamo partiti per questo lungo viaggio siciliano, cominciato sotto la pioggia. Ma come si suol dire, “Cammino bagnato, cammino fortunato”. Abbiamo iniziato la nostra avventura dalla cattedrale di Palermo, dove ci siamo fatti timbrare la credenziale per la prima volta. La prima tappa, interamente su asfalto, ha trasformato i nostri piedi in qualcosa di simile alle zampe palmate di un’oca. Tuttavia, la bellezza del Duomo di Monreale, da cui si poteva ancora ammirare il panorama su Palermo, ci ha fatto dimenticare per un po’ la fatica.
Nel pomeriggio siamo arrivati a Piana degli Albanesi, dove Silvana e la sua famiglia ci hanno accolto calorosamente a Casa Pianetto e ci hanno preparato una cena deliziosa. E così, senza nemmeno accorgercene, si è formato il gruppo che ci avrebbe accompagnato fino alla fine: otto simpatici bergamaschi, una milanese e una bresciana, un vero e proprio cocktail lombardo-piemontese che ha funzionato alla grande fino alla fine. Al mattino, di nuovo pioggia. Ok, sarà proprio tanto fortunato questo cammino? La meta, Corleone, nota località del palermitano, era lontana. L’abbiamo raggiunta camminando sui sentieri bagnati, dove le scarpe sollevavano fango come se non ci fosse un domani. A fine giornata, ecco un drittone che non finiva più. Non bastasse, la mia salute era in totale declino, tra stanchezza, raffreddore e febbre. E… ahimè, il giorno dopo, con grande dispiacere, ho dovuto rinunciare alla terza tappa. Per ingannare il tempo, ci siamo fatti un giro per Corleone. Abbiamo visitato il Museo delle Mafie e, dopo un cannolo ricostituente, abbiamo preso un bus per Prizzi, un antico borgo arroccato che abbiamo esplorato percorrendo le sue vie strettissime. Ero molto ansioso. La giornata era cominciata male e dovevo a tutti i costi riprendermi. E così, ancora un po’ abbacchiato ma senza febbre, ho deciso di ripartire alla volta di Castronovo di Sicilia. E’ stata una tappa lunga ma molto bella. Abbiamo attraversato la Riserva Naturale Orientata dei Monti Carcaci, un parco davvero ricco di specie e biodiversità. Castronovo, come Prizzi, è arroccato su una rupe e il colpo d’occhio è molto particolare. Da qui parte la 5° tappa, che è un po’ più corta e porta fino a Cammarata, passando per le Grotte di Capelvenere, un’antica necropoli risalente al paleolitico.

Cammarata offre una vista incantevole sul borgo e sulle colline circostanti. Siamo ormai oltre la metà del cammino, ma la tappa successiva si è rivelata cruciale per me, segnata da un incontro che ha cambiato tutto. In un prato lungo il percorso, tra i cespugli, ho trovato una piccola cagnolina abbandonata.
Era bellissima, affettuosa e affamata. Non so cosa mi sia preso, ma non me la sono sentita di lasciarla lì, così l’ho portata al comando della polizia municipale di Acquaviva Platani, dove l’hanno accudita e nutrita. Mi si stringeva il cuore lasciarla, ma il percorso era ancora lungo ed ero in ritardo. Sono arrivato a Sutera, dopo aver superato un temporale che mi inseguiva come la nuvola di Fantozzi. Sutera è un pittoresco borgo ai piedi di un’imponente rocca che domina il paesaggio e che rimarrà sullo sfondo del nostro cammino per un bel po’.
Tuttavia, la nostra tappa non si conclude qui, poiché pernotteremo a Campofranco, il paese successivo. Anche la settima tappa riserva qualche sorpresa: a pochi chilometri da Campofranco, mi trovo di fronte a un bel guado fangoso che sono costretto ad attraversare. Quindi, via le scarpe e si spera di non scivolare in acqua. Si raggiunge poi Racalmuto, paese natale di Leonardo Sciascia, e infine il delizioso borgo di Grotte.
Siamo finalmente arrivati in provincia di Agrigento. Da Grotte, ci dirigiamo verso Joppolo Giancaxio, passando per Comitini e Aragona. Lungo il tragitto, ci imbattiamo nella Petra di Calathansuderj, una roccia completamente scavata con cunicoli, pozzi e stanze che un tempo fungeva da roccaforte per il controllo della zona. Un sito davvero affascinante. A Joppolo Giancaxio, il nostro gruppo consuma l’ultima cena insieme, un bicchiere di vino ad allentare la malinconia prima dell’ultima tappa. Da Joppolo, ci incamminiamo verso il nostro obiettivo. Partiamo tutti insieme, e anche oggi un po’ di fango ci accompagna con allegria. Prima di entrare in città, attraversiamo un incantevole bosco di eucalipto. Una bella salita ci conduce alle porte di Agrigento. Qui, tra viuzze strette e strette, attraversiamo un antico quartiere. E dietro l’angolo, eccola lì: la cattedrale di San Gerlando. Non so se fosse un caso, ma sembrava quasi volesse salutarci con il suono delle sue campane.Facciamo l’ultimo timbro sulla credenziale e ritiriamo il Testimonium, una pergamena che attesta la conclusione del nostro cammino. Ci rendiamo conto che questa avventura è giunta al termine.
Siamo stanchi, ma pieni di gioia. Questo viaggio ci ha regalato esperienze indimenticabili. I sorrisi della gente stupita nel vederci camminare con i nostri zaini pesanti, la bellezza mozzafiato di questi luoghi, la simpatia calorosa dei siciliani e… una cagnolina che, un mese e mezzo dopo, è arrivata a casa con noi. L’abbiamo chiamata Fortuna e, anche se ci riempie le giornate e la casa di peli, ci ricorda ogni giorno questo lungo viaggio attraverso un’isola meravigliosa. I piedi stanchi, forse, ma ne è valsa la pena. Il motto del percorso è “Mettici Manu”, e noi ci abbiamo davvero messo Manu.
Amunì!